Dante lo sapeva già che questa terra
benedetta dagli Dei (lui era cattolico ma la pappardella è la
stessa), baciata dal sole, accerchiata dal mare, è piena di figli
di........
Tant'è che c'ha scritto un poema
stracolmo di gente dissoluta, perduta, corrotta, e io sono certa che
da qualche parte, sulle Alpi o in Sicilia o davanti qualche attracco
sperduto, c'è scolpita sulla pietra la famosa frase : “Lasciate
ogni speranza o voi che entrate!”
Dopo mille anni le cose non sono
cambiate, anzi.
Anno Domini 1000 dopo cristo: popolino
zero diritti. Anno Domini 2000 d.c. : popolino ancora zero diritti.
Ma la tecnologia e la scienza ha fatto
enormi progressi direte voi; oh si, e altrove (Europa del nord, per
esempio) hanno addirittura abbandonato i copricapo con le corna per
vestire i panni dell'uomo moderno dalla grande apertura mentale e
pieno di diritti civili, rispondo io. Appunto, altrove però!
Qui, nel bel paese (non il formaggio
che abbiamo già provveduto a vendere perchè ci fa schifo avere
delle industrie in casa), l'indigeno omo erectus ha colto della
modernità le uniche cose di cui sente veramente il bisogno: il
telefonino e lo schermo piatto tv. Il resto è avvolto in una nebbia
fitta dentro una selva oscura in cui la
diritta via s'è persa da secoli.
La nostra struttura sociale è ferma ai
Vassalli, Vavassori e Vavassini e ci piace talmente tanto la
posizione detta “dell'appecorinato”, che il sol pensiero di una
qualche nuova idea....ci inorridisce.
Molti dicono: “ la causa di tutto è
la presenza del Vaticano” credendo con questo di aver lavato la
coscienza dalle proprie responsbilità, ma non si rendono conto che
con questa ammissione, avallano la teoria dell'appecorinamento e del
sistema feudale che persiste nel paese.
La realtà ce l'abbiamo di fronte tutti
i giorni, specie negli ultimi tempi che proditoriamente abbiamo fatto
dei bei gran passi indietro!
Eccovi un bel riassuntino di un
episodio accaduto a un cittadino un po' cretino, che ha confuso
l'a.d.
1011 (milleundici) con il 2011.
Una bella mattina d'estate, il nostro
si sveglia e si accorge di non stare esattamente in forma;
così da bravo cittadino che paga le
tasse, paga l'inps, paga addirittura la sua porzioncina d'aria fresca
collinare, decide di chiamare il medico e, tramite appuntamento, di
farsi dare “un'occhiata”.
Normale direte voi.....bhé, non siate
troppo ottimisti, dopo solo un'ora e mezza di tentativi al telefono,
nei quali manco a calci si prendeva la linea, l'incauto quanto
incazzato cittadino armato solo dei suoi, presunti, diritti, si
incammina alla volta dello studio medico. Studio che in circa 100-120
mq ospita una decina di medici con un parco assistiti di 250 persone
ciascuno. Fate voi il conto di quante gente vi gravita attorno perché
a me viene da ridere. In questa stalla buoi, in una specie di
bussolotto, lungo quanto una bara e largo quanto una....bara, posto a
lato di una stanzetta tutta spigoli, chiamata pomposamente sala
d'aspetto, esplicano il proprio lavoro due povere disgraziate
anch'esse definite troppo ottimisticamente segretarie che, udite
udite, con una sola linea telefonica e in mezzo a una “caciara”
pazzesca cercano di soddisfare le esigenze degli innumerevoli
pazienti.
Il nostro esempio, piuttosto
imbufalito, arriva in questo marasma e incurante dei numeretti
“mettiti in fila” (giacchè quando s'incazza s'incazza), tenta di
estorcere dalle aliene (direi più alienate) una spiegazione per
tanta disorganizzazione e superficialità, traendo quale risposta un
laconico: “ noi rispondiamo a tutti”. Bugiarde! Mentre è li
indeciso se strangolare in diretta la menzognera o ucciderla a bufera
calmata senza lasciar tracce, passa un esempio di rachitismo e
malarico malessere che risponde al nome di............. Il nostro lo
segue chiedendo udienza, tenta di esporre i fatti, ma il corroso
dalla sua stessa avidità non gli da il tempo, lo aggredisce a ritmo
serrato con negli occhi lo stupore per l'insolenza subita. Lo sguardo
è palese, dice più o meno (naturalmente con accento siculo e verbo
forbito): “ come ti permetti? Invece di genufletterti al mio
passaggio, osi addirittura esigere diritti. Ma di quali diritti vai
cianciando, ma dove vivi?”. Il contadino col suo forcone si illude
di aver punto l'emaciato vassallo e prende la via, per poi tornare
dal suo medico un'ora dopo.
Grande la sorpresa quando dallo studio
del suo medico esce un iracondo furioso energumeno che alla vista
dell'ormai placato nostro esempio esordisce con: “ A si finita de
fa sta caciara?” ( ebbene si, il nostro amato medico della mutua
parla in volgo, tanto che ci si può illudere egli sia amico del
popolino).
Controbattere che per una persona
malata e sola in casa cercare per ore di contattare il medico senza
alcun esito è una vera cosa assurda, è solo fiato sprecato.
Manifestare il diritto di essere ascoltati almeno dal proprio medico
e di essere trattati come esseri umani e non come carne da macello, è
presunzione. Lo sconforto incombe e il nostro suddito si lascia
sfuggire un “ vabbè vorrà dire che cambierò medico”. A questo
punto il colpo di scena, l'uomo di scienza lascia cadere la maschera
e al suo posto appare l'ominide toccato nei suoi interessi di
bottega, la scimmia che ha guadagnato il ramo più alto e non vuole
farselo sfuggire, il misero miserevole acquattato fra i ceti sociali
che finalmente ha capito come funziona e vi si adagia. La risposta: “
Ecco, mo o si ditto è, mo te ne va, si capito? Te ne chie da i, nun
ce ripenzà, vattine!”
Infine, vera ciliegina sulla torta,
ecco la sparata che se non fosse vera, potrebbe farci pensare a una
brutta commedia sul pecoreccio assistenzialismo da terzo mondo: “ A
segretaria a metto quanno ma paga a Reggiò!” Il suddito,
immediatamente ritrasformatosi in cittadino, con fulmineo calcolo
mentale fa le pulci ai sig.ri Notabili Dottori e ne deduce che: per
ogni assistito la Regione paga ogni mese anche se non si usufruisce
del servizio; in uno studio con 2500 assistiti siamo sull'ordine di
6-7mila euro che ogni medico percepisce ogni mese, senza tener conto
delle numerose e importanti regalìe che le case farmaceutiche fanno
ai medici per invogliarli alla prescrizione dei loro prodotti ( a
buon intenditor.......).
Certo stiamo attraversando un gran
brutto momento se anche i medici piangono miseria!!
E certo io non posso nemmeno aspirare
alla poetica del Padre della lingua italiana, io posso solo umilmente
schierarmi con lui nell'ideale gran calderone bollente ove spingere
tutte le brutture che ci circondano.
Jeremia